Nuove tecnologie a scuola, sì o no?

Nuove tecnologie a scuola, sì o no?

La scuola deve essere vicina o lontana alle nuove tecnologie?

L’educazione all’uso di Internet e alle nuove tecnologie è fondamentale affinché questi strumenti vengano utilizzati nel migliore dei modi per raggiungere determinati scopi nelle diverse sedi educative.

La mancata educazione ad un corretto utilizzo potrebbe portare ad una “deriva tecnologica”, ad avere quindi come fine il possesso delle nuove tecnologie solo per scopi conformistici e consumistici.

Sapere, saper fare, saper essere

Chi fa educazione deve sapere, saper fare e saper essere, deve cioè avere le conoscenze, competenze e capacità necessarie per poter utilizzare le nuove tecnologie1. Se così non fosse l’educatore potrebbe suo malgrado non dare il buon esempio, trasmettendo ai giovani un atteggiamento passivo nei confronti di quest’ultimi.

Al contrario, per una buona educazione, occorre che l’educatore conosca i mezzi che può utilizzare, che sappia quali siano più i adatti al contesto in cui deve operare e che, quindi, abbia delle teorie educative di riferimento che lo possano indirizzare nelle scelte, spesso sospendendo il proprio giudizio, per capire meglio le esigenze dei propri educandi.

Skitterphoto / Pixabay

La Rete è uno strumento che, se utilizzato in maniera appropriata, può portare numerosi vantaggi, in particolare al giorno d’oggi, momento storico in cui le reti reali tendono ad essere meno salde. Occorre essere attenti e attente a non annullare se stessi dietro a tutto questo e a filtrare le conversazioni e gli scambi intelligenti che vengono fatti, per poter partecipare costruttivamente per se e per gli altri.

Le tecnologie dell’informazione e della comunicazione, dal canto loro, possono essere lo strumento essenziale per lo sviluppo economico e per il benessere materiale della nostra era, ma soltanto se possono interagire con i valori umani della solidarietà, della democrazia, del rispetto per gli altri e per l’ambiente e portare, così, a un nuovo sistema di Organizzazioni e di Istituzioni in grado di generare un ciclo continuo e positivo tra produttività, flessibilità, partecipazione nell’ambito di un nuovo modello di sviluppo per la società”2.

In un articolo del 17 marzo 2012 del settimanale “Venerdì di Repubblica” si trova la risposta di Umberto Galimberti alla domanda di una ragazza, che gli chiede se secondo lui sia giusto insegnare ai nativi digitali ad usare il computer, se proprio questa generazione è in seria difficoltà con le regole grammaticali della lingua italiana.

Reale o virtuale?

Umberto Galimberti risponde che non è contrario a Internet perché è ormai radicato nella nostra società, ma non è favorevole all’utilizzo del computer nelle scuole perché questa Istituzione dovrebbe dare prima priorità alla formazione personale, allo sviluppo di senso critico e alla capacità di fare ricerca. Sostiene che per questi obiettivi un computer non serva, anche perché spesso gli alunni ne conoscono meglio il funzionamento rispetto agli insegnanti stessi. Nella sua risposta cita una frase di Clifford Stoll: “Un computer non può sostituire un buon insegnante. Cinquanta minuti di lezione non possono venire liofilizzati in quindici minuti multimediali. Grazie all’elettronica digitale, gli studenti sfornano risposte senza elaborare concetti: la soluzione di problemi diventa la pressione di tasti. Fisici, chimici, biologi professionisti usano certamente i computer, ma non hanno acquisito le loro competenze grazie a un qualche software”3. Conclude sottolineando la responsabilità che gli insegnanti dovrebbero prendersi, sviluppando nei loro studenti capacità di giudizio, metodi di ricerca e regole linguistiche per un’espressione e una scrittura migliori. A quest’ultimo elenco di buone pratiche da insegnare in contesti educativi aggiunge la capacità di non confondere il reale con il virtuale, sessualità compresa4.
Il punto di vista di Galimberti tuttavia non segue le logiche che stanno avvenendo oggi nei contesti educativi italiani. I ragazzi e le ragazze formano la propria personalità non solo in base a quanto viene insegnato loro a scuola, ma anche dai contesti che frequentano e di cui fanno parte. Se la società sta tecnologicamente avanzando, non si può pretendere che nelle scuole non si vedano i computer.

Le nuove tecnologie sono dei mezzi, che occorre conoscere per poter utilizzare quando si pensa che possano essere utili per raggiungere degli obiettivi. Potrebbero non servire, ma potrebbero anche essere adatti; lo stesso vale per la lavagna, un cartellone, i colori o un quaderno a righe.

Un buon educatore deve partire conoscendo i propri educandi per utilizzare tecniche e mezzi che li coinvolgano.

Infine la ragazza che pone il quesito nell’articolo precedente, parla di “generazione di nativi digitali”5.

Nativi digitali, immigrati digitali

I nativi digitali sono coloro nati a partire dagli anni Novanta del secolo scorso, da quando le nuove tecnologie hanno cominciato a svilupparsi esponenzialmente. I nativi digitali sono quindi abituati sin da piccoli a vedere e a utilizzare le tecnologie ed Internet.

Gli immigrati digitali sono invece coloro che sono nati e cresciuti quando le nuove tecnologie non erano ancora a portata di tutti e hanno quindi dovuto imparare ad usarla da adulti.

Marc Prensky va oltre questa dicotomia data dalla nascita delle persone parlando di “saggezza digitale”6: chiunque, se posto nelle condizioni adatte, può imparare ad usare correttamente le nuove tecnologie, ma soprattutto può imparare ad usarle bene.

Author and education consultant Marc Prensky holds an iPad up to his face with a portrait of himself displayed on it, Tuesday, September 25, 2012. Prensky writes and lectures about how to best incorporate technology in the classroom. Emile Wamsteker for Education Week

Marc Prensky

Il punto è che, mentre il bisogno che le persone sagge hanno di discutere, definire, confrontare e valutare non cambia, la tecnologia digitale rende i mezzi che queste persone usano e la qualità dei loro sforzi sempre più sofisticati. Di conseguenza, il cervello non potenziato diventa rapidamente insufficiente per assumere decisioni veramente sagge”7.

Quindi gli educatori e le educatrici devono tenere ben presente che non si possono eliminare le nuove tecnologie dai contesti formativi, ma che si possono invece conoscerle per utilizzarle nel momento migliore.


1Cfr. A.Parola, Territori mediaeducativi. Scenari, sperimentazioni e progetti nella scuola e nell’extrascuola, Trento, Erikson, 2008, pp.38-39.

2L.Guerra, Tecnologie dell’educazione e innovazione didattica, Parma, edizioni junior srl, 2010, p.55.

3C.Stoll, Confessioni di un eretico high-tech, Milano, Garzanti, 2001, citato in “E’ davvero necessario un computer a scuola?”, La Repubblica, n. 783, (3), 2012, p.256.

4E’ davvero necessario un computer a scuola?”, La Repubblica, n. 783, 3, 2012, p.256.

5Ibidem

6M.Prensky, “H. Sapiens Digitale: dagli Immigrati digitali e nativi digitali alla saggezza digitale”, TD-Tecnologie Didattiche, 50, 2010, pp.17-24.

7M.Prensky, op. cit., p.20.

Ecco perché le tecniche di formazione c'entrano con la tua vita.

Ecco perché le tecniche di formazione c'entrano con la tua vita.

Una delle prime domande che mi piace fare alle nuove persone che conosco è questa:

“Qual è stato il primo formatore della tua vita?”

Le risposte che vengono alla mente di tanti sono sempre molto simili; alcuni mi dicono la maestra, altri la maestra dell’asilo, ma non tutti ricordano immediatamente i primi formatori in assoluto: i genitori. Sono loro che nella maggior parte dei casi hanno cercato di trasferirti le loro conoscenze. Hai memorizzato le parole mamma e papà perché proprio loro per ore si sono dedicati alla tua conoscenza affinché cominciassi a parlare e a dire i termini che per loro erano più importanti per sentire forte le emozioni dei tuoi risultati.

Poi, mentre crescevi, i tuoi genitori hanno delegato altre persone della tua formazione, pensa ad esempio al momento in cui per svago o per necessità hanno voluto/dovuto affidarti a qualcuno per avere del tempo da passare da soli e si sono rivolti a qualcuno di fiducia, qualcuno che potesse accudirti con le stesse premure che stavano avendo loro. La ricerca, da parte delle famiglie, del formatore migliore è sempre più radicata nello spirito genitoriale e i fatti di cronaca hanno sempre più portato all’attenzione, l’importanza del saper selezionare le persone idonee a questa attività.

Hai conosciuto i nonni, o forse qualche altra persona ti ha accudito e magari tuttora ricordi alcuni degli insegnamenti che hanno voluto trasmetterti o che ti hanno donato senza esserne consapevoli.

Il tempo è passato ed è arrivato il momento di trasmetterti le basi dell’educazione e per questo motivo sei entrato all’asilo, poi a scuola, poi in realtà formative sempre più complesse.

Gli insegnanti

La scuola elementare è uno di quei momenti che in tanti ricordano con piacere, per me è stato un periodo meraviglioso nel quale la mia maestra si prendeva cura di tutti e 16 gli alunni della classe, guidandoci e trasferendo le nozioni in principio come una madre e poi sempre più come una maestra. Alla fine dei 5 anni era diventata una figura che si fingeva distaccata per darci la possibilità di non soffrire troppo della sua sostituzione con i professori delle scuole medie, ma che ricordo aver visto piangere appena uscita dal congedo con noi.

Non tutti gli insegnanti sono stati dei buoni maestri e la scuola italiana soffre di tante distrazioni e superficialità da parte di chi dovrebbe essere il formatore degli insegnanti, ma questo è un altro argomento di cui parleremo in articoli successivi.

Quello su cui voglio farti soffermare sono le tecniche e gli strumenti che ha utilizzato la tua maestra per trasmetterti i concetti, ha utilizzato il gioco e i colori, ha usato il racconto e magari ti ha fatto ascoltare canzoni e vedere video. Le tecniche di formazione erano adeguate al tipo di pubblico che doveva partecipare alle lezioni.

Lo sport

Si sa che un bambino deve fare attività fisica e per questo motivo sarai stato iscritto a un’attività sportiva e un allenatore ti avrà fatto ripetere tanti movimenti perché i tuoi muscoli si rinforzassero, il tuo cervello li meccanizzasse e riuscissi ad utilizzare il tuo corpo in maniera fluida e dinamica.

Chi ti ha seguito ha dovuto preparasi una scaletta di ogni singolo allenamento, pensando cosa proporti perché i tuoi progressi fossero continui senza pretendere troppo da te, ma allo stesso tempo chiedendoti di migliorare costantemente le tue prestazioni.

Non sempre i coach sono preparati sulle tecniche formative, in diverse situazioni la direzione delle attività viene dettata unicamente dall’esperienza, dal buon senso e dalle proprie competenze, ma non è detto che questi tre punti siano adeguatamente preparati per produrre risultati eccellenti. Gli allenatori improvvisati nel mondo sportivo sono molti di più di quanto tu possa immaginare e quando si parla del proprio corpo non c’è da scherzare.

Il mondo del lavoro

Dopo diversi anni di studio sei cresciuto ed è arrivato il momento di integrarti in una realtà lavorativa e qua è arrivata un’altra fase molto interessante della formazione, perché hai dovuto mettere in pratica gran parte degli insegnamenti appresi da tutti i formatori precedenti. Allo stesso tempo è arrivato un nuovo formatore, il capo, l’imprenditore, il caporeparto, il manager, il lavoratore esperto, il ragazzo che presto lascerà il ruolo che stai per ricoprire, che ti ha affiancato per spiegarti cosa e come fare, facendoti scoprire dei profili interessanti dell’attività che andrai a svolgere.

L’immagine che ti ho mostrato rappresenta la situazione media nella quale un nuovo lavoratore si dovrebbe trovare, ma la realtà del mondo del lavoro è differente, infatti sono diverse le figure che si dovrebbero occupare di formazione ma che, il più delle volte, non sanno minimamente da dove iniziare.

Ti sarà certamente capitato di incontrare colleghi che non avevano per nulla capacità formative, ma del resto non si può nemmeno pretendere troppo, visto che nessuno ci ha mai spiegato l’importanza della conoscenza delle tecniche formative.

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[gdlr_box_icon icon=”fa-lightbulb-o” icon_color=”#1975ad” icon_position=”left” title=”Stai cominciando a renderti conto di quanto c’entrino le tecniche formative con la tua vita?” ][/gdlr_box_icon]
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La politica

Immagina un politico che oltre a nascondersi dietro a degli slogan o a dei finti risultati, abbia realmente l’interesse di vedere la propria Nazione migliorare, portando i propri cittadini ad un livello superiore di educazione e cultura utilizzando le tecniche formative.

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[gdlr_box_icon icon=”fa-thumb-tack” icon_color=”#d55949″ icon_position=”left” title=”Facciamo un esempio” ]Il mio obiettivo è quello di vedere maggiore interesse dei cittadini per la propria città e aumentare il senso civico e il senso di appartenenza. Organizzo un incontro formativo tra un esperto di marketing territoriale e i principali referenti della comunità (ad esempio le associazioni) per spiegare quanto siano importanti gli aspetti di pulizia e appartenenza nel pubblicizzare la città verso nuovi turisti e organizzo una competizione nei quartieri per la pulizia del territorio. [/gdlr_box_icon]
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Quando sento la frase “I politici dovrebbero dare per primi il buon esempio”, nella mia testa partono sempre due ragionamenti, il primo mi dice di fare attenzione a chi sta dicendo la frase, ovvero il popolo, che spesso si nasconde dietro a questa scusa per sentirsi autorizzato a fare quello che vuole, il secondo ragionamento invece mi dice che sarebbe ora che la politica analizzasse, comprendesse e metabolizzasse questa necessità impellente di formare i propri cittadini anche mediante il loro esempio, ma questo è ovviamente solo il punto più evidente delle tecniche formative applicate alla politica.

Come sappiamo bene i politici hanno solo intenzione a comunicare e poco a formare ed è questo il principale problema.

Gli oratori

Chi parla in pubblico si rivolge al mondo della comunicazione e del public speaking per apprendere i concetti principali.

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[gdlr_box_icon icon=”fa-lightbulb-o” icon_color=”#1975ad” icon_position=”left” title=”Per veicolare bene le informazioni e per fare in modo che il nostro auditorio recepisca quello che stiamo dicendo, occorre che si utilizzino anche delle tecniche formative.” ][/gdlr_box_icon]
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Molti speaker credono che le maggiori conoscenze da apprendere siano i messaggi non verbali del corpo, il tono della voce, la postura e l’abito, trascurando totalmente le tecniche formative.

Diciamo che sarebbe come se cercassi di vendere una macchina veicolando un prezzo su tutti i canali mediatici, trascurando totalmente i venditori e la loro formazione alla vendita.

In conclusione

Per insegnarti come costruire un muro potrei chiamare un professionista della costruzione perché ti mostri come farlo, potrei dirti di guardare un tutorial video per farti provare a replicare i movimenti e le tecniche, ma se io so come si fa a costruirlo e volessi stringere un rapporto di fiducia tra me e te, allora utilizzerei la strada migliore, quindi cercherei l’umiltà di un formatore e le tecniche formative migliori per trasmetterti passo passo quello che mi hanno insegnato tutte le persone con le quali ho parlato, ciò che ho visto nei video e quello che ho scoperto facendolo e tu probabilmente impareresti a farlo.

La formazione prima o poi ti ricorderà che devi assolutamente sapere qualcuna delle sue tecniche, altrimenti tutto sarà molto più complicato da trasmettere e in tanti casi potrai non riuscirci affatto, ottenendo nella peggiore delle ipotesi l’effetto opposto.

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