Ròtulus: Il "ruolo" del Form-Attore e della Form-Azione

Ròtulus: Il "ruolo" del Form-Attore e della Form-Azione

Il termine ruolo (dal francese rôle/rôtle’, accezione del termine latino ‘ròtulus’: rotolo di carta)  nasce in ambito teatrale per indicare il foglio di carta arrotolato, chiamato appunto ròtulus, sul quale erano scritte le battute che gli attori recitavano sul palco.

Dal punto di vista sociologico, il concetto di ruolo definisce gli obblighi e le aspettative legate alla posizione sociale di ogni individuo (status).

Per un lavoratore,  l’identità lavorativa è una dimensione molto importante, da essa dipende infatti la costruzione dell’identità personale e lo sviluppo delle capacità di comunicazione e socializzazione con l’ambiente.

Esistono professioni che sono socialmente riconosciute e che non necessitano di ulteriori chiarimenti, perché il loro campo d’azione e le pratiche ad esso legate fanno parte del senso comune: un avvocato è un avvocato, un ingegnere è un ingegnere, un medico è un medico e così via.

Ma esistono delle professioni generate dall’evoluzione delle dinamiche storiche e sociali, che spesso e volentieri risultano poco riconoscibili, soprattutto se legate ad un ambito in via di sviluppo.

È il caso del mestiere del formatore, la cui identità risulta in costante evoluzione, oltre che difficilmente circoscrivibile.

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Il raggio d’azione di chi si occupa di formazione comprende l’esperienza nel campo dei processi didattici e disciplinari, passando per l’analisi dei bisogni e l’organizzazione e la progettazione di corsi e percorsi formativi. Egli, all’occasione, può essere un valutatore come anche un docente.

Il termine formazione si riferisce a quell’insieme di processi che, sotto forma di attività educative organizzate, hanno la funzione di produrre apprendimento, sia esso finalizzato alla crescita personale, professionale, soggettiva o aziendale.

In Europa un embrionale concetto di formazione, in ambito aziendale e professionale, prende piede sin dalla seconda metà degli anni Sessanta, sulla base di modelli importati dagli Stati Uniti.

All’inizio degli anni Ottanta si comincerà a trattare il processo formativo in quanto tale, delineando una precisa distinzione dei quattro momenti che lo caratterizzano: si parte dall’analisi dei bisogni, segue una fase di progettazione, si passa all’esecuzione di un intervento formativo che si comprova infine grazie alla valutazione dei risultati raggiunti.

In passato, il momento dell’apprendimento e quello del lavoro erano due periodi distinti, separati e consequenziali nella vita di ogni individuo: prima uno, poi l’altro. Oggi tale scissione risulta pressoché impossibile.

Nessuno riesce ad operare in ambito lavorativo, qualunque esso sia, con le sole competenze avute in eredità dal periodo dell’apprendimento scolastico.

La “vita moderna” offre ad ognuno di noi un ventaglio di possibilità e prospettive professionali ben più ampio rispetto al passato, ma con esso anche tutta una serie di inevitabili rischi.

La libertà di scelta, la mobilità, la gestione in termini di tempo della carriera universitaria, hanno, per alcuni la colpa, per altri il merito, di avere trasformato i canali di accesso al mondo del lavoro.

Ma, nonostante risulti in aumento la percentuale di studenti che protraggono gli studi, quanti di questi, a livello pratico, possiedono le competenze specifiche per entrare a pieno titolo nel mercato del lavoro?

Quanti ne restano inevitabilmente esclusi?

In questo strano, dinamico, vivace contesto, i tempi dell’apprendimento e del lavoro si fondono per favorire lo sviluppo sociale e professionale di ogni lavoratore, attraverso la “Form-Azione”.

Immaginatela come un’opera teatrale: il racconto, in cinque atti, di una storia che è la stessa di sempre.

Le competenze apprese durante i primi anni di vita (Atto I – Educazione prescolare), trasmesse in ambito familiare, favoriranno la socializzazione e getteranno le basi per la costituzione dell’identità dell’individuo. Il modellamento e lo sviluppo cosciente dei propri ambiti di interesse avverrà grazie al confronto in ambiente scolastico (Atto II – Educazione primaria, Atto III – educazione secondaria), fino alla scelta del ramo di specializzazione (Atto IV – educazione terziaria), il quale permetterà di acquisire le competenze teoriche nel campo scelto.

Ma le competenze e le attitudini maturate in ambito familiare, scolastico, universitario, non saranno valide per sempre. Per questa ragione il quinto, ultimo, perpetuo atto della nostra grande opera teatrale, prevede l’educazione permanente.

Ad oggi, il sistema economico e sociale di questo primo spicchio di XXI secolo evidenzia la necessità di continuare ad investire sugli individui in termini di istruzione e formazione, per garantire alla popolazione tutta le competenze necessarie alla realizzazione e/o alla riqualificazione professionale.

Pertanto la formazione diviene sempre più un sistema, all’interno del quale l’analisi e la valutazione risultano due eventi non più lontani, ma contigui o persino sovrapposti tra loro.

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Allestita la scena, si presentino gli attori

Sì perché, come in ogni opera che si rispetti, gli attori sono importanti ed è bene citarli insieme ai rispettivi campi d’azione.

Figura di spicco al centro del nostro palcoscenico è il formatore, che è sia professionista della materia, sia colui che gestisce i singoli momenti del sistema e li mette in relazione.

É una figura che nasce da una prospettiva istruzionista (il sapere come elemento esterno all’individuo): il suo compito, in passato, era quello di veicolare in modo unilaterale nozioni specifiche e professionali, spesso legate agli imperativi di un’azienda committente.

Ad oggi, tale ruolo riflette uno sguardo più riflessivo ed empatico nei confronti di chi è allievo, ovvero il principale attore protagonista: un formatore non riempie un contenitore vuoto in un modo sempre uguale a sè stesso, bensì, partendo dalla centralità della dimensione soggettiva dell’apprendimento, costruisce e modella il suo intervento attraverso l’analisi dei bisogni, raggiungendo così una sorta di alchimia relazionale; ed è proprio quest’ultima che fa la differenza, oggi, nell’ambito della formazione.

La relazione fra gli attori è, infatti, strumento e insieme scopo del lavoro del formatore, a partire dal primo incontro con il committente.

Il formatore dovrà aiutarlo ad individuare quelli che sono i bisogni reali, coordinare l’attivazione e l’erogazione dell’iniziativa e coinvolgere il docente che, dal canto suo, si occuperà della trasmissione dei contenuti e del metodo.

Nel momento dell’erogazione gli allievi saranno chiamati a migliorare il loro bagaglio di competenze, e anche i loro responsabili parteciperanno attivamente in quanto “beneficiari”.

Tuttavia, per quanto stimolante e professionalmente gratificante, dal punto di vista sia relazionale che gestionale, possa essere l’operato del formatore, al tempo stesso in lui possono insorgere sentimenti come l’insoddisfazione, o peggio la frustrazione.

Avviene perchè spesso i risultati del suo agire non sono espressamente e immediatamente visibili, quindi empiricamente dimostrabili (o almeno, lo sono in minor misura rispetto ad altri settori). Inoltre, la sua riconoscibilità resta la problematica prima, a causa della scarsa informazione intorno a un mestiere che, invece, si dimostra decisivo nel promuovere lo sviluppo sociale e lavorativo della comunità.

La "Teoria del Fenomeno", credersi il dio del tutto e cercare di dirlo agli altri

La "Teoria del Fenomeno", credersi il dio del tutto e cercare di dirlo agli altri

Circa 8 anni fa ero sdraiato sul letto a guardare il soffitto e mi ritrovavo in mezzo a un ragionamento molto faticoso che avrebbe fortemente condizionato la mia esistenza. Prima di scriverti il mio dubbio, devo fare una premessa: vedevo amici che si arricchivano, facendo lavori classici, ma io proprio non ne volevo sapere di seguire le “strade note”, preferivo piuttosto cercare vie inesplorate da scoprire come nuove rotte di business.

Le cose che ci si sente dire dagli amici e conoscenti quando si racconta quello che ho appena premesso, sono dei luoghi comuni che se sei creativo ti avranno certamente detto, tipo:

  • “Guarda che è praticamente già stato inventato tutto”
  • “Non è che tu scopri l’uovo di Colombo dal quale potrai diventare ricco e famoso”
  • “Se questa strada è così chiara come dici, perché non c’è nessuno che la segue?”

Il “non detto” di queste persone credo che potrebbe essere: “io so come si fa” o anche “piuttosto smettila di sognare e vedi di farti un gran mazzo che forse un giorno diventerai come me”, come se una persona che cerca il nuovo non si facesse il mazzo, poi io non volevo diventare ne ricco ne famoso, ma sapevo bene che le autostrade sono le strade che si bloccano di più durante i fine settimana. Adesso magari ti chiederai che nesso ci sia tra i weekend e il mio ragionamento, vedrai che il nesso c’è.

Il nostro periodo economico vede autostrade note percorse da tanti che puntualmente si fermano al casello della riscossione e a volte tendono a non riscuotere mai e a rimanere imbottigliati per anni, mentre le strade di campagna sono meno inquinate, meno frequentate e lungo queste si può godere un panorama più genuino e artigianale. Poi è certamente vero che spesso ci sono semafori e greggi di pecore che rallentano, ma il viaggio, vuoi mettere il viaggio su strade inesplorate quanta soddisfazione può portarti?

Insomma mi trovavo con amici che seguivano rotte note e dalle quali riuscivano a spremerne alcune migliaia di euro ed io ero continuamente alla ricerca di un qualcosa che si distaccasse dal loro pensiero, perché in un qualche modo non mi convinceva.

Il mio ragionamento

A quel punto è nato il ragionamento di cui ti parlavo: “Nella vita dovrò seguire una strada classica e nota, oppure faccio bene a cercarne di nuove? Quando avrò altre persone da mantenere, dovrò smettere di sognare o potrò rimanere il cercasogni che mi piace tanto essere vivendo sulle strade di campagna?”

Tra poco ti dirò cosa mi sono risposto, ora arriviamo al concetto che ti voglio trasmettere.

“La teoria del fenomeno”

La formazione è un’attività molto complessa e ti troverai spesso di fronte persone che apprendono in maniera differente e non potrai utilizzare con tutti le stesse modalità; in quei momenti potrai andare alla ricerca dei metodi e delle tecniche che trasmettono i concetti nei modi migliori, ma se anche questi non dovessero servire allora dovrai ricorrere alla tua creatività e andare alla ricerca delle strade di campagna, le nuove strade.

È interessante vedere formatori professionisti che nonostante sappiano tutte le metodologie di insegnamento siano, a loro insaputa, i migliori rappresentanti della “Teoria del fenomeno”, ovvero incolpino i propri auditori di non essere in grado di imparare, ascoltare, capire, senza rendersi conto che il principale problema sono loro con la presunzione di saper formare.

Non fermarti mai di fronte a qualcuno che sembra non apprendere i tuoi concetti, ma cambia modalità, mostra una faccia differente, un nuovo approccio, vai alla ricerca di un nuovo canale di ascolto e quando l’avrai trovato usalo.

In conclusione ti lascio con la risposta al mio dubbio su “strade note oppure strade nuove”, che è stata semplice:

“Probabilmente in tante situazioni potrò rimanere in autostrada, ma dovrò sempre rimanere attento ai cartelli e ai messaggi sul traffico, perché altrimenti potrò cacciarmi in un ingorgo che rallenterà e innervosirà il mio viaggio e quello delle persone che trasporto.”

Le strade nuove devono sempre essere cercate, altrimenti si rischia di passare il weekend lungo in autostrada 😉

Ecco perché le tecniche di formazione c'entrano con la tua vita.

Ecco perché le tecniche di formazione c'entrano con la tua vita.

Una delle prime domande che mi piace fare alle nuove persone che conosco è questa:

“Qual è stato il primo formatore della tua vita?”

Le risposte che vengono alla mente di tanti sono sempre molto simili; alcuni mi dicono la maestra, altri la maestra dell’asilo, ma non tutti ricordano immediatamente i primi formatori in assoluto: i genitori. Sono loro che nella maggior parte dei casi hanno cercato di trasferirti le loro conoscenze. Hai memorizzato le parole mamma e papà perché proprio loro per ore si sono dedicati alla tua conoscenza affinché cominciassi a parlare e a dire i termini che per loro erano più importanti per sentire forte le emozioni dei tuoi risultati.

Poi, mentre crescevi, i tuoi genitori hanno delegato altre persone della tua formazione, pensa ad esempio al momento in cui per svago o per necessità hanno voluto/dovuto affidarti a qualcuno per avere del tempo da passare da soli e si sono rivolti a qualcuno di fiducia, qualcuno che potesse accudirti con le stesse premure che stavano avendo loro. La ricerca, da parte delle famiglie, del formatore migliore è sempre più radicata nello spirito genitoriale e i fatti di cronaca hanno sempre più portato all’attenzione, l’importanza del saper selezionare le persone idonee a questa attività.

Hai conosciuto i nonni, o forse qualche altra persona ti ha accudito e magari tuttora ricordi alcuni degli insegnamenti che hanno voluto trasmetterti o che ti hanno donato senza esserne consapevoli.

Il tempo è passato ed è arrivato il momento di trasmetterti le basi dell’educazione e per questo motivo sei entrato all’asilo, poi a scuola, poi in realtà formative sempre più complesse.

Gli insegnanti

La scuola elementare è uno di quei momenti che in tanti ricordano con piacere, per me è stato un periodo meraviglioso nel quale la mia maestra si prendeva cura di tutti e 16 gli alunni della classe, guidandoci e trasferendo le nozioni in principio come una madre e poi sempre più come una maestra. Alla fine dei 5 anni era diventata una figura che si fingeva distaccata per darci la possibilità di non soffrire troppo della sua sostituzione con i professori delle scuole medie, ma che ricordo aver visto piangere appena uscita dal congedo con noi.

Non tutti gli insegnanti sono stati dei buoni maestri e la scuola italiana soffre di tante distrazioni e superficialità da parte di chi dovrebbe essere il formatore degli insegnanti, ma questo è un altro argomento di cui parleremo in articoli successivi.

Quello su cui voglio farti soffermare sono le tecniche e gli strumenti che ha utilizzato la tua maestra per trasmetterti i concetti, ha utilizzato il gioco e i colori, ha usato il racconto e magari ti ha fatto ascoltare canzoni e vedere video. Le tecniche di formazione erano adeguate al tipo di pubblico che doveva partecipare alle lezioni.

Lo sport

Si sa che un bambino deve fare attività fisica e per questo motivo sarai stato iscritto a un’attività sportiva e un allenatore ti avrà fatto ripetere tanti movimenti perché i tuoi muscoli si rinforzassero, il tuo cervello li meccanizzasse e riuscissi ad utilizzare il tuo corpo in maniera fluida e dinamica.

Chi ti ha seguito ha dovuto preparasi una scaletta di ogni singolo allenamento, pensando cosa proporti perché i tuoi progressi fossero continui senza pretendere troppo da te, ma allo stesso tempo chiedendoti di migliorare costantemente le tue prestazioni.

Non sempre i coach sono preparati sulle tecniche formative, in diverse situazioni la direzione delle attività viene dettata unicamente dall’esperienza, dal buon senso e dalle proprie competenze, ma non è detto che questi tre punti siano adeguatamente preparati per produrre risultati eccellenti. Gli allenatori improvvisati nel mondo sportivo sono molti di più di quanto tu possa immaginare e quando si parla del proprio corpo non c’è da scherzare.

Il mondo del lavoro

Dopo diversi anni di studio sei cresciuto ed è arrivato il momento di integrarti in una realtà lavorativa e qua è arrivata un’altra fase molto interessante della formazione, perché hai dovuto mettere in pratica gran parte degli insegnamenti appresi da tutti i formatori precedenti. Allo stesso tempo è arrivato un nuovo formatore, il capo, l’imprenditore, il caporeparto, il manager, il lavoratore esperto, il ragazzo che presto lascerà il ruolo che stai per ricoprire, che ti ha affiancato per spiegarti cosa e come fare, facendoti scoprire dei profili interessanti dell’attività che andrai a svolgere.

L’immagine che ti ho mostrato rappresenta la situazione media nella quale un nuovo lavoratore si dovrebbe trovare, ma la realtà del mondo del lavoro è differente, infatti sono diverse le figure che si dovrebbero occupare di formazione ma che, il più delle volte, non sanno minimamente da dove iniziare.

Ti sarà certamente capitato di incontrare colleghi che non avevano per nulla capacità formative, ma del resto non si può nemmeno pretendere troppo, visto che nessuno ci ha mai spiegato l’importanza della conoscenza delle tecniche formative.

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[gdlr_box_icon icon=”fa-lightbulb-o” icon_color=”#1975ad” icon_position=”left” title=”Stai cominciando a renderti conto di quanto c’entrino le tecniche formative con la tua vita?” ][/gdlr_box_icon]
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La politica

Immagina un politico che oltre a nascondersi dietro a degli slogan o a dei finti risultati, abbia realmente l’interesse di vedere la propria Nazione migliorare, portando i propri cittadini ad un livello superiore di educazione e cultura utilizzando le tecniche formative.

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[gdlr_box_icon icon=”fa-thumb-tack” icon_color=”#d55949″ icon_position=”left” title=”Facciamo un esempio” ]Il mio obiettivo è quello di vedere maggiore interesse dei cittadini per la propria città e aumentare il senso civico e il senso di appartenenza. Organizzo un incontro formativo tra un esperto di marketing territoriale e i principali referenti della comunità (ad esempio le associazioni) per spiegare quanto siano importanti gli aspetti di pulizia e appartenenza nel pubblicizzare la città verso nuovi turisti e organizzo una competizione nei quartieri per la pulizia del territorio. [/gdlr_box_icon]
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Quando sento la frase “I politici dovrebbero dare per primi il buon esempio”, nella mia testa partono sempre due ragionamenti, il primo mi dice di fare attenzione a chi sta dicendo la frase, ovvero il popolo, che spesso si nasconde dietro a questa scusa per sentirsi autorizzato a fare quello che vuole, il secondo ragionamento invece mi dice che sarebbe ora che la politica analizzasse, comprendesse e metabolizzasse questa necessità impellente di formare i propri cittadini anche mediante il loro esempio, ma questo è ovviamente solo il punto più evidente delle tecniche formative applicate alla politica.

Come sappiamo bene i politici hanno solo intenzione a comunicare e poco a formare ed è questo il principale problema.

Gli oratori

Chi parla in pubblico si rivolge al mondo della comunicazione e del public speaking per apprendere i concetti principali.

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[gdlr_box_icon icon=”fa-lightbulb-o” icon_color=”#1975ad” icon_position=”left” title=”Per veicolare bene le informazioni e per fare in modo che il nostro auditorio recepisca quello che stiamo dicendo, occorre che si utilizzino anche delle tecniche formative.” ][/gdlr_box_icon]
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Molti speaker credono che le maggiori conoscenze da apprendere siano i messaggi non verbali del corpo, il tono della voce, la postura e l’abito, trascurando totalmente le tecniche formative.

Diciamo che sarebbe come se cercassi di vendere una macchina veicolando un prezzo su tutti i canali mediatici, trascurando totalmente i venditori e la loro formazione alla vendita.

In conclusione

Per insegnarti come costruire un muro potrei chiamare un professionista della costruzione perché ti mostri come farlo, potrei dirti di guardare un tutorial video per farti provare a replicare i movimenti e le tecniche, ma se io so come si fa a costruirlo e volessi stringere un rapporto di fiducia tra me e te, allora utilizzerei la strada migliore, quindi cercherei l’umiltà di un formatore e le tecniche formative migliori per trasmetterti passo passo quello che mi hanno insegnato tutte le persone con le quali ho parlato, ciò che ho visto nei video e quello che ho scoperto facendolo e tu probabilmente impareresti a farlo.

La formazione prima o poi ti ricorderà che devi assolutamente sapere qualcuna delle sue tecniche, altrimenti tutto sarà molto più complicato da trasmettere e in tanti casi potrai non riuscirci affatto, ottenendo nella peggiore delle ipotesi l’effetto opposto.

Per un formatore scrivere non è come parlare: ne ho le prove.

Per un formatore scrivere non è come parlare: ne ho le prove.

Nella tua attività di formatore ti capiterà spesso di doverti sedere a scrivere.

Scrivere non è come parlare: lo sai dalla tua infanzia, già prima di cominciare a frequentare la scuola. Sono due esercizi simili, entrambi comunicano un messaggio a un destinatario attraverso l’uso di parole, in un caso scritte nell’altro parlate, ma adottano strumenti differenti. Parlare è più spontaneo, si impara prima nel corso della vita, e oltre ai suoi grandi svantaggi gode di un indubbio vantaggio: l’intonazione della voce, l’uso delle pause, la gesticolazione, l’emozione che traspare dal parlante – per citarne solo alcuni – sono tutti strumenti che aiutano a definire lo scopo, l’importanza e il valore del messaggio stesso, così che l’ascoltatore lo possa interpretare meglio.
Esiste persino un’intera branca della scienza che studia questa materia, il tema è assai complesso, ma qui ci interessa affrontare solo un piccolo, grande problema: come simulare, nello scrivere un testo scritto, gli strumenti così efficaci che l’uso della voce e del corpo ti danno a disposizione quando parli ma ti sono proibiti quando scrivi?

Mentre parlare è un’espressione di vitalità, un testo scritto – per sua natura – appare impersonale, freddo, inanimato, come morto, e quindi tende ad allontanare e intimidire molte persone.

Per introdurre, intanto, le pause e rianimare un pochino il paziente esiste una cosa chiamata punteggiatura: cioè le virgole, i punti fermi, quelli esclamativi eccetera. Sono tutti accorgimenti che svolgono la funzione delle giunture dello scheletro nel corpo del discorso, costituito altrimenti da una sequenza di parole ininterrotta e incalzante. Hai mai fatto la prova, anche per gioco?
Elimina integralmente la punteggiatura da un testo scritto e l’effetto sarà grottesco, distorsivo, quasi ipnotico: dopo qualche riga al massimo ciò che hai davanti perderà la sua identità e diventerà un’unica massa indistinta di lettere separate da spazi, incapace di trasmettere il suo reale significato a chi legge. Una cantilena che non giunge a destinazione e non lascia tracce, per cui il messaggio che volevi comunicare svanisce nel nulla.

Ma la punteggiatura, se sfruttata al meglio, permette di riportare la piena salute al malato, così che possa correre e saltare e vivere a lungo, e soprattutto conquistare il più ambito dei traguardi, quando scrivi: l’autorevolezza.
Sarai autorevole per quello che scriverai, certo! Ma lo sarai anche per come lo scriverai. La punteggiatura, puntando a questo obiettivo, sarà il tuo alleato più formidabile. Ma qui non ci riferiamo al rispetto delle regole della lingua scritta, basilari e irrinunciabili: ci riferiamo a come ti orienterai fra i confini invalicabili posti dalle regole linguistiche, cercando la tua strada nella mappa del testo che stai scrivendo.

Buon viaggio.

Che cos'è la logica e perché è così importante per chi comunica?

Che cos'è la logica e perché è così importante per chi comunica?

Non so perché, ma ho come il presentimento che se ti dicessi che per fare una presentazione serve la logica, tu scapperesti via urlando e storcendo il naso, o comunque andresti col pensiero a quelle noiosissime lezioni di matematica che avevi alle superiori e forse diresti pure:

“Cioè, fammi capire… io nella vita sono andato a fare economia proprio perché la matematica non mi piaceva, e ora cos’è che dovrei fare… ? Usare la matematica per comunicare meglio? Ma te sei fuori!”

Per nostra fortuna non useremo “quella matematica”, ma la logica, cosa ben diversa da 2 ore di calcoli sui logaritmi.

Ma allora che cos’è la logica? Penso che sia giusto fermarci a definire cosa sia, anche per mostrare esattamente come si ragiona. Primo passaggio di un ragionamento: definire bene con che cosa abbiamo a che fare.

Le 2 grandi logiche

Esistono due grandi categorie di logica: la logica verticale e quella orizzontale.Tu sei abituato a chiamarle logica e intuizione. La prima delle due può essere o verticale dall’alto verso il basso, o verticale dal basso verso l’alto.
Il primo dei due casi lo chiami deduzione, il secondo induzione.


La deduzione

La deduzione funziona così: tu parti da alcune frasi che consideri vere. Non ti importa se lo siano veramente, oppure se sia solo un giochino mentale. Per te ora sono vere.
E’ più o meno come quando dici “metti caso che”. Non ti interessa se quel caso è irrealistico (metti caso che io prenda 30 e lode studiando solo 2 ore), oppure se è reale (metti caso che io ci metta 3 ore ad andare da Bologna a Milano). E’ una ipotesi che stai facendo.
In gergo tecnico queste frasi si chiamano “assiomi“.
Da questi assiomi tu deduci tutto quello che vuoi (pardon, tutto quello che riesci a dedurre) attraverso dei passaggi logici come il sillogismo.

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[gdlr_box_icon icon=”fa-thumb-tack” icon_color=”#d55949″ icon_position=”left” title=”Facciamo un esempio” ]Metti caso che io ci metta tre ore ad andare da Bologna a Milano, se io devo essere là alle 9 devo mettere la sveglia almeno alle 5. Tempo di prepararmi e uscire.[/gdlr_box_icon]

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L’induzione

L’induzione invece vale al contrario: non parti da delle frasi vere, ma dall’osservazione della realtà, e da questa osservazione tu ricavi delle considerazioni vere.

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[gdlr_box_icon icon=”fa-thumb-tack” icon_color=”#d55949″ icon_position=”left” title=”Facciamo un esempio” ]“Tutte le volte che mia moglie ha le sue cose diventa intrattabile.”

Lo hai osservato mese dopo mese, e hai capito che è una regola generale.[/gdlr_box_icon]

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L’intuito

Esiste anche l’intuito, che è definito essere una logica orizzontale. Come funziona? Beh, immagino che tu sappia come funziona con l’intuito. La cosa che forse ti devo spiegare è perché lo chiamo logica!
Lo chiamo logica orizzontale perché può essere un ottimo modo per trovare una risposta fantasiosa ad un problema, ben ricordando che poi dopo dovrai collegare la risposta alla domanda attraverso dei passaggi logici.
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[gdlr_box_icon icon=”fa-thumb-tack” icon_color=”#d55949″ icon_position=”left” title=”Facciamo un esempio” ]Come esempio ti posso parlare di Srinivasa Ramanujan, un matematico indiano naturalizzato inglese di circa 100 anni fa.

Questo ragazzo ha collaborato per decenni con Hardy, un professore di Cambridge, sognando di notte le soluzioni a determinati complessissimi problemi, che poi col professore si preoccupava di dimostrare in un secondo momento.[/gdlr_box_icon]
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Tutti questi tipi di logiche sono importanti, e padroneggiarli tutti può essere interessante se non essenziale per ottenere dei grandi risultati.
Insieme vedremo di parlarne per bene, ora voglio solo elencarti due o tre casi in cui la logica è fondamentale.

  • Pensa di dover organizzare gli orari di uno spostamento, serve la logica!
  • Pensa di dover pianificare degli obbiettivi plausibili per questo mese. Serve la logica.
  • Pensa di dover organizzare una presentazione per riuscire ad essere un comunicatore efficace: serve la logica!

Insomma: benvenuto alla logica di FormatoreEfficace!

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