Come leggere un libro al giorno, senza usare la lettura veloce

Come leggere un libro al giorno, senza usare la lettura veloce

Ho scoperto una modalità che mi aiuta a leggere libri e manuali a un velocità che non consideravo possibile. Facciamo una breve premessa, tutti gli smartphone sono pensati, giustamente, anche per chi ha disabilità e all’interno di tutti i sistemi operativi esistono diverse funzioni di ACCESSIBILITÀ che aiutano a utilizzare questi strumenti con maggiore disinvoltura. Esistono funzioni per chi ha problemi di vista, interazione e udito.

Sfruttando una di queste funzioni potremo leggere eBook, articoli e qualsiasi altro contenuto contenuto sul nostro telefono a velocità superiori all’ascolto di un audiolibro.

I problemi maggiori di chi vuole leggere libri sono il tempo e l’attenzione

Vi spiego in breve come fare. Ecco cosa vi occorre:

 

  1. Smartphone o tablet iOS (iPhone, iPad), Android, o Windows Phone.
  2. Cuffie auricolari
  3. Una qualsiasi applicazione di lettura ebook (iBooks, Kindle,…)

Ecco i passaggi per ascoltare i libri da iOS:

 

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[gdlr_tab title=”1. VAI IN IMPOSTAZIONI” active=”yes”]

Dalla schermata principale del tuo iPhone o iPad

tocca l’icona IMPOSTAZIONI.

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[gdlr_tab title=”2. SELEZIONA GENERALI”]

Ora seleziona la scritta GENERALI.

[/gdlr_tab]
[gdlr_tab title=”3. TOCCA ACCESSIBILITÀ”]

Scegli ACCESSIBILITÀ

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[gdlr_tab title=”4. SELEZIONA VOCE”]

Tocca la scritta VOCE.

[/gdlr_tab]
[gdlr_tab title=”5. ABILITA LEGGI SELEZIONE e LEGGI SCHERMATA”]

Porta verso destra il pulsante di LEGGI SELEZIONE e di LEGGI SCHERMATA

Vediamo a cosa servono queste impostazioni:

  • LEGGI SELEZIONE – Ti permetterà di farti leggere il testo che selezioni, ti basterà selezionare un qualsiasi testo e vedrai apparire il tasto LEGGI. Premendolo ascolterai la tua selezione.
  • LEGGI SCHERMATA – Ti permetterà di farti leggere qualsiasi schermata di testo del tuo iPhone o iPad, semplicemente scorrendo due dita dall’alto verso il basso sullo schermo.
  • EVIDENZIA CONTENUTO – Ti permetterà di vedere evidenziato il testo che sta leggendo. Ho scelto di abilitare questa opzione e ti spiegherò nel prossimo punto il perché.
  • VELOCITA’ VOCE – In questa schermata troverai in fondo anche VELOCITÀ VOCE, che ti permetterà di decidere a che velocità ascoltare il testo.

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[gdlr_tab title=”6. DECIDI QUALI CONTENUTI EVIDENZIARE”]

Scegli se evidenziare il testo mentre ti viene letto

Dalla selezione della voce EVIDENZIA CONTENUTO nel punto 5 di questa guida, verrai condotto in questa schermata che ti permetterà di:

  • ABILITARE L’EVIDENZIAZIONE – Spostando il cursore sul verde potrai abilitare l’evidenziazione del testo che ti starà leggendo.
  • COSA EVIDENZIARE? – Nella scelta successiva trovi “Parole”, “Frasi”, “Parole e frasi”. Da qui decidi cosa farti evidenziare. Io sono molto comodo con Parole e frasi, ma è una questione di abitudine.
  • COME EVIDENZIARE? – Da “Stile evidenziazione frase” potrai scegliere come visualizzare l’evidenziazione, quindi se con la sottolineatura o con un colore di sfondo.

Il primo che mi dice che il termine giusto è Evidenziatura e non evidenziazione lo mando direttamente a questo link a verificare e a rivedere lo screenshot inserito dove pure mamma Apple lo scrive 🙂

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[gdlr_tab title=”7. ENTRA IN IBOOKS”]

Apri iBooks o la tua App che contiene gli ebooks,

se non ne hai una la potrai certamente trovare su App Store

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[gdlr_tab title=”8. SCORRI CON DUE DITA VERSO IL BASSO”]

Scorri due dita verso il basso

Dopo aver selezionato e aperto il tuo libro, appoggia due dita sulla parte alta dello schermo del tuo iPhone o del tuo iPad e scorrile verso il basso.

  • La riproduzione del libro partirà dopo pochi istanti – Subito dopo aver passato le dita sul telefono la riproduzione partirà. Se dovessi avere problemi, verifica tutti passaggi e nel caso non si risolvessero chiudi e riapri iBooks.

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[gdlr_tab title=”9. ASCOLTA IL TUO PRIMO EBOOK”]

Box voce Apple, avanzamento capitoli, volume, velocità

Gestisci riproduzione, pause, velocità e capitoli

  • Box con i comandi – Da qui puoi gestire riproduzione, pausa, velocità e capitoli.
  • Paragrafo e parola evidenziati – Se osservi l’immagine superiore ti accorgerai che il primo paragrafo è di un colore leggermente differente e ancora differente è la parola ORDINARIE.
  • Sposta il box o riducilo – Il box può essere ridotto e spostato sullo schermo. Quando è chiuso visualizzerai una piccola freccia.

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[gdlr_tab title=”PREGI DI QUESTA MODALITÀ DI LETTURA”]

  1. Leggi molto più velocemente – Questa modalità di lettura è imparagonabile come velocità alla lettura classica.
  2. Ci si abitua velocemente alla voce dell’assistente vocale – La voce dell’assistente vocale all’inizio è fastidiosa, ma ci si abitua velocemente alle imprecisioni e al riascolto per comprendere meglio quanto letto.
  3. Puoi riavvolgere quando vuoi

    – A volte succede di non comprendere bene delle parti o di volerle riascoltare, con il tasto indietro si può sempre tornare in dietro di una pagina e riascoltarla.

  4. Diminuisci le distrazioni perché leggi e ascolti

    – Abilitando anche l’evidenziazione si può seguire quello che si ascolta.

  5. Utilizzi due canali d’ascolto differenti

    – Puoi utilizzare due canali d’ascolto insieme, quello visivo e quello auditivo. Oppure decidere di utilizzare solo quello auditivo.

  6. Puoi ascoltare leggere mentre fai altre attività

    – Gli audiolibri hanno cambiato il modo di vivere la lettura e i luoghi nei quali si legge, lo stesso può fare questa tipologia di ascolto. Potrai ascoltare mentre viaggi, mentre fai attività quotidiane, mentre passeggi o mentre fai attività fisica.

  7. Puoi aumentare la velocità di lettura

    – Nel lungo periodo si può aumentare la velocità di ascolto, tramite il simbolo “lepre” dal box dei comandi e volendo facendosi aiutare dall’evidenziazione del testo.

  8. Puoi creare audiobook dagli ebook 

    – Il quantitativo di audiolibri esistenti è ancora molto limitato, con questa forma di lettura si possono creare audiolibri da qualsiasi ebook.

  9. Passa da solo da una pagina a quella successiva

    – Il passaggio da un capitolo all’altro è immediato senza pause. Sfoglia da solo le pagine e nel caso di telefonata la lettura andrà in pausa da sola.

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[gdlr_tab title=”DIFETTI DI QUESTA MODALITÀ DI LETTURA”]

  1. Non c’è la magia della carta

    – L’odore e il tatto della carta mancano e non è una piccola mancanza, anche se ormai in tanti hanno compreso che si può tornare al piacere della lettura classica quando si vuole. Questo è semplicemente un’altra modalità.

  2. Chi legge a volte è ostico alla tecnologia

    – Negli ultimi anni c’è stata un’inversione di tendenza, ma proporre a chi legge su carta di passare al digitale è ancora uno scoglio molto grande. Chiedergli di ascoltare un assistente vocale che legge è come chiedere a un cuoco cosa ne pensa del purè che avete appena fatto col Bimby.

  3. Devi coordinare bene lettura e ascolto

    – Non tutti riescono a concentrarsi bene nella lettura se vengono disturbati utilizzando contemporaneamente due canali d’ascolto. Occorrerà del tempo per abituarsi all’ascolto leggendo anche le parole, oppure bisognerà decidere quale dei due canali di ascolto utilizzare.

  4. La voce di lettura non è naturale

    Questa modalità di ascolto è molto compromessa dalla qualità di lettura dell’assistente vocale. Per il momento la qualità è abbastanza buona, ma spesso sarà difficile comprendere alcuni passaggi al primo ascolto, a causa della punteggiatura, che non sempre è perfetta, del contesto e del significato delle parole.

  5. Non puoi crearti le vocine nel cervello 

    – Alcune persone quando leggono creano i propri personaggi, che hanno una loro personalità e una loro voce. È molto più difficile farlo con questo metodo di ascolto, per questo motivo diversi amici che hanno provato questa modalità di lettura hanno scelto di leggere testi accademici o tecnici piuttosto che romanzi.

  6. Se il tuo dispositivo non è aggiornato andrà male

    I possessori di dispositivi Apple hanno alcuni importanti accorgimenti da seguire, nel caso il proprio assistente vocale non funzionasse bene. I sintomi classici sono: impossibilità di attivazione di Siri o della modalità voce, lenta reazione alle richieste, altre difficoltà di riproduzione. In questi casi occorre fare un backup e ripristinare il dispositivo direttamente da iTunes. Queste problematiche nascono dalla sovrapposizione di aggiornamenti, cosa significa? Significa che tu stai sempre, correttamente, aggiornando il tuo dispositivo quando il sistema ti dice che è da fare, ma sappi che ogni, massimo, 2 sistemi operativi installati, conviene fare l’operazione che ti ho scritto sopra.

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Per un grandissimo periodo ne ho fatto una questione di inconcludenza, incostanza e svogliatezza, poi ho studiato i canali di ascolto e di apprendimento e facendo caso alle mie modalità ho scoperto di essere un soggetto con una grandissima preferenza per l’ascolto.

Praticamente, faccio maggiormente attenzione e imparo ascoltando.

Cominciavo un libro poi non lo portavo a termine e questa situazione è sempre stata molto frustrante. Vedere la pila di “incompiuti” sul comodino mi dava una sensazione di inadeguatezza alla cultura, come potevo studiare bene se non riuscivo nemmeno a leggere fino in fondo un libro che mi interessava?

Leggere è sempre stata un’attività molto difficoltosa per me e non capivo perché. Ora lo so e riesco a leggere un libro al giorno e in alcune giornate anche di più.

 

Tra qualche giorno aggiornerò l’articolo con la procedura per Android.

Il formatore e lo straniero: i segreti per una comunicazione efficace

Il formatore e lo straniero: i segreti per una comunicazione efficace

La natura di un fenomeno sociale è, sempre, direttamente proporzionale alla sua funzionalità.

Da secoli, (nonostante la percezione odierna sia quella di un fenomeno eccezionale) la mobilità, le migrazioni, l’attitudine delle popolazioni allo spostamento, sono avvenimenti di carattere sociale che favoriscono la redistribuzione e l’evoluzione numerica della popolazione mondiale, seguendo standard geopolitici, climatici e di promozione sociale o lavorativa.

È facile quindi, anche per un formatore, ritrovarsi di fronte ad una platea costituita da persone di un’altra cultura, che parlano altre lingue, che possiedono un background differente dal suo.

Mi chiedo,

sono pronto a misurarmi con un pubblico “straniero”?

Filtrata dai nostri sensi, dall’educazione e dalle proprie esperienze, è bene tenere sempre a mente che, la comunicazione non rappresenta un canale unilaterale, non è solo ciò che desideri comunicare, è anche come viene percepito.

Per chi guarda e ascolta, avere a che fare con modalità e stili di comunicazione ai quali non si è abituati, soprattutto, (se si tratta di migranti o richiedenti asilo) per chi non è mai uscito dal proprio paese e non si è mai rapportato ad altri, può portare alla nascita di sentimenti quali frustrazione, imbarazzo, ma anche alla realizzazione, più o meno ideale, di svantaggi sociali, come discriminazioni e stereotipi, fino all’esclusione.

I conflitti e le incomprensioni fra interlocutori che hanno un dissimile retroterra culturale, possono nascere per una cattiva gestione della comunicazione interpersonale, ma per mediare culturalmente e linguisticamente basterà stimolare e facilitare lo scambio e l’accettazione.

Il web è pieno zeppo di consigli e analogie che mirano al raggiungimento di una piena capacità di interazione multietnica.

Senza dimenticare mai che in una situazione multiculturale possano nascere problemi di omomorfia: gesto uguale, significato diverso.

Corsi, nozioni, consigli e manuali, che ti aiuteranno a tenere sempre sotto controllo i gesti ed il loro rapporto simbolico, come se il dialogo con “lo straniero” dovesse avvenire più che mai attraverso messaggi solo visivi.

Saprai che nelle Filippine chiamare facendo segno con la mano è il modo di chiamare i cani.

Che in Brasile e in Giappone è sconsigliato il contatto visivo prolungato.

O che in Vietnam le dita incrociate indicano gli organi genitali femminili.

Ti interesserà sapere che nelle Fiji se stingi la mano a qualcuno devi mantenerla per tutta la conversazione.

L’università di Boston, nel 2009, ha addirittura creato il “Gestibolario on line”, un video vocabolario, che ti permette di ripetere davanti alla webcam il gesto per ottenere la traduzione nella lingua che preferisci.

Nulla di più sviante.

È vero che in alcune circostanze la comunicazione corporea assume un ruolo predominante, sopratutto laddove quella verbale risulta latente o discorde.

Ed è vero anche che i gesti sono importanti, ed è bene sapere che ogni cultura attribuisce a ciascun segno un significato arbitrario, ma il più delle volte,  sopratutto in certi casi, possono fuorviare ed essere portatori sani di stereotipi e luoghi comuni.

Lo sappiamo bene noi del bel Paese.

Del resto la forte gestualità che caratterizza gli italiani, spesso accompagnata da un tono di voce molto alta, ci ha sempre raffigurato come aggressivi e invadenti agli occhi degli altri.

E ne approfitto per dare a tutti la notizia:

Gli italiani non gesticolano di più, usano semplicemente più spazio per farlo.

I nostri gesti sono più ampi, più aperti, tanto da ridurre lo spazio prossemico e fisico, a volte, fino al contatto. Un classico.

Ma evitare il contatto diretto, non alzare il volume della voce, trattare tutti i partecipanti allo stesso modo, sono basilari e banali accorgimenti di cui dovresti già avere piena cognizione, sui quali dunque non mi soffermerei.

È importante conoscere i gesti rituali, evitare segni culturalmente inadeguati, essere consapevoli che in società diverse esistono diversi modi di salutarsi, ringraziare, presentarsi ecc. e quindi un linguaggio del corpo differente.

Ma il primo passo per abbattere le barriere, è quello di favorire la costruzione di un canale e far si che il messaggio sia recepito ad ogni livello da tutti gli interessati.

Per fare questo dovrai distanziarti dal tuo sistema di valori e razionalizzare tutta una serie di saperi e nozioni condivise, con e per tutti.

Mirare alla comprensione universale di insegnamenti, competenze ed abilità, occupandoti in primo luogo della questione linguistica, ostacolo primo per eccellenza.

Stabilisci, dunque, sin dall’inizio una lingua che sia comune a più partecipanti possibili e che tu per primo sei in grado di padroneggiare.

Quindi, scopri quali sono le ulteriori lingue parlate nel gruppo e, nel caso in cui ci siano partecipanti coi quali non condividi nessuna lingua, individua qualcuno che è in grado di tradurre e facilitagli il lavoro, anche solo con uno spostamento di posto, o con ogni altro mezzo a tua disposizione.

Chiunque si rapporti ad una platea con la quale non si condividono lingua, gestualità e percezioni legate all’ambito culturale, deve porre particolare attenzione alla ricezione dei feedback, all’uso corretto di domande e risposte ed al trattamento dei messaggi, siano essi verbali o no.

Perciò il passo successivo, che agevolerà la loro partecipazione intellettuale e ti restituirà la sicurezza di una comunicazione quantomai efficace, potrebbe essere un’attività di sensibilizzazione ai sistemi di comunicazione, agli strumenti in uso ed ai loro effetti.

Questo genere di consapevolezza può essere raggiunta attraverso esercizi di ascolto, dialogo e linguaggio gestuale, al fine di mostrare l’abilità sociale e le capacità che ognuno possiede ed è in grado di eseguire.

Per quanto sia semplice capire come funziona, non è altrettanto facile mettere in pratica tali espedienti. Quando si incontrano uno o più interlocutori che fanno riferimento a conoscenze di base che si differenziano dalle nostre, quanto meno condividiamo le nostre conoscenze, tanto saremo distanti da questi e con loro sarà difficile comunicare.

Potranno esserti d’aiuto compiti rituali, come i saluti o le presentazioni, così da favorire l’interazione e mettere in luce le differenze.

Inoltre la tua partecipazione in prima persona è un buon modo per ridurre le distanze.

Chi conduce lo sforzo primo di comunicare, deve negoziare il significato di ogni messaggio, saper riconoscere le disuguaglianze rispettando i destinatari.

Imparare dagli altri, evitare di generalizzare, appianare il malessere derivante dal confronto col diverso e dunque con la paura di proporsi in modo erroneo, o peggio, ambiguo.

Divenire parlanti in grado di mediare e trasferire competenze linguisticamente e culturalmente, vuol dire interagire in modo critico e creativo accettando una nozione più ampia del se e dell’altro. Dimostrarsi sensibili alla natura interculturale di ogni comunicazione per semplificare l’apertura, acquisire nuove conoscenze, costumi, consuetudini, essere in grado di interpretare, gestire e valutare in maniera costruttiva punti di vista e pratiche, proprie ed altrui.

Verbale o non verbale. Questo è il dilemma

Verbale o non verbale. Questo è il dilemma

Ti sei mai chiesto da che lato pende l’ago della bilancia quando parli in pubblico?

Sicuramente si, nella testa di ogni formatore balena l'”epico dilemma”:

Conta più ciò che dici o come lo dici?

Gestire un pubblico è un arte. Ammaliare, interessare, suscitare, istruire, rispondere a un bisogno, crearne uno nuovo. Colui che ha il compito di educare, o formare, fa tutto questo e molto altro quando si rivolge a una platea, piccola o vasta che sia.

Ma Quanto è importante l’arte oratoria per un formatore?

Fondamentale.

Devi saper bene cosa dire, utilizzare un linguaggio consono al contesto ed esporre tesi e teorie in maniera limpida e comprensibile, tenendo conto di tutti quegli elementi che portano alla codifica di un messaggio efficace.

Rullo di tamburi.

E la comunicazione non verbale?

È qui che ti volevo.

Secondo gli studi del Prof. Albert Mehrabian, datati 1967, il 93% del messaggio recepito proviene da elementi esuli dalla conversazione verbale.

Lo psicologo statunitense, elaborò la teoria secondo la quale la percezione prima del messaggio proviene, in maggior ragione, dalla comunicazione non verbale (mimica e gestualità) e paraverbale (tono e volume della voce).

Ed ecco a voi la teoria più travisata del secolo!

Come spesso accade, i risultati vennero fraintesi e riproposti sotto forma di regole comportamentali, con un valore quasi deontologico, da coloro che su tale teoria hanno improntato fra i più svariati metodi di public speaking.

Si pensi agli innumerevoli corsi di coaching sul mercato della formazione professionale, primi su tutti i corsi di PNL (Programmazione Neuro Linguistica), che promuove l’apprendimento di competenze come:

UTILIZZARE LA VISIONE PANORAMICA PER DECODIFICARE IL LINGUAGGIO DEL CORPO DEL TUO INTERLOCUTORE!

COMUNICARE CON EFFICACIA E CONSAPEVOLEZZA, IMPARANDO A SUSCITARE NEGLI ALTRI LE REAZIONI CHE DESIDERI!

Accompagnati da slogan come:

GRAZIE A QUESTO CORSO EVITERAI DI BASARE L’EFFICACIA DELLA TUA COMUNICAZIONE SOLO SULLE PAROLE!

Povero Albert, con grande disappunto, tenta ancora di chiarire che i risultati delle sue ricerche sono relativi alla comunicazione di atteggiamenti e sentimenti, simpatie e antipatie, dunque a dinamiche ben lontane da quelle che un formatore gestisce in pubblico.

L’utilizzo della comunicazione non verbale,infatti, sia essa volontaria o involontaria, influisce sul risultato, ma ricopre un ruolo puramente marginale nell’atto comunicativo.

Essa infatti può rafforzare, smentire o creare una possibilità di feedback, ma l’intenzione unica di comunicare un dato, al di là della forma e del contorno proposto, si realizza nell’atto verbale vero e proprio.

Ci tengo a dire che attraverso la puntualizzazione di certe tematiche non tento di sminuire l’importanza della CNV, della quale tratteremo ancora, ma solo di dare a questa un peso specifico in relazione agli elementi di natura linguistica.

Ogni individuo ha, inoltre, una percezione del tutto personale della realtà e dell’altro, filtrata da quello che è il proprio vissuto, riassunto nei rispettivi ideali, culture e credenze.

Basti questo a scoraggiarti dall’imboccare la via della manipolazione reciproca, per mezzo di gesti e rituali prestabiliti e standardizzati poi.

La comunicazione è una cosa oramai cosi falsata e costruita, calcolata. Quasi non si considera più l’interazione tra individui come tale. Le parole sono come un albero spoglio a Natale, non ci piace vederlo così. Vogliamo agghindarlo, riempirlo di luci, effetti, neve finta e regali impacchettati, che fanno salire l’attesa e la suspense.

Eppure quell’albero aveva radici, aveva vita, aveva senso così com’era, il suo messaggio era chiaro comunque. Era un abete. Mi avrebbe ricordato il Natale lo stesso. A te no?

4 regole base per parlare ad una sala

4 regole base per parlare ad una sala

Ho sempre trovato estremamente complesse le regole “ufficiali” di comunicazione davanti ad una sala.
Forse perché essendo in una famiglia di professori, e avendo passato tanti anni a discutere su internet di vari temi, e almeno 5 anni a fare ripetizioni private ai ragazzi delle superiori, per me spiegare è ovvio. E’ banale, insomma io ho il mio modo di affrontare la comunicazione in pubblico.

Ti racconterò alcune delle cose che ho osservato.

Se fossi in questo momento davanti ad una sala l’unica cosa che farei, l’unica domanda che mi porrei sarebbe: come posso spiegargli efficacemente ciò che per me è chiaro in testa?
L’unica risposta che mi darei sarebbe: lo vedo e glielo spiego.
Quindi come se tu dovessi raccontare cosa c’è in un’immagine che vedi: la guardi, e la descrivi.

“Siamo in una scena innevata, invernale. Sulla destra si trova un picco piuttosto massiccio ricoperto di neve, mentre al centro, verso il basso, c’è una schiera di tetti di case e alberghi in classico stile altoatesino. Dietro ci sono alcune piste da sci, e la cresta di una montagna si pone come degli spalti di un teatro. Ogni tanto ci sono dei sempreverde a costellare il tutto.”

Scriviamo quindi quali sono alcuni accorgimenti da seguire.

Spiega

Mi rendo conto che sia in assoluto il consiglio più banale che si possa dare in questo contesto, ma in effetti la soluzione più facile è questa: “spiega!”.
Se sei davanti ad una sala e devi spiegare un concetto, banalmente spiegalo! Soprattutto per chi è abituato a PNL, o altre arti metodiche dove ti viene insegnato a modificare il tuo modo di parlare per andare incontro alle necessità della sala (tono della voce, parole che usi, modo in cui ti muovi, i supporti tecnici come luci e video che decidi di utilizzare, e così via).
In effetti quando il mondo della comunicazione e della formazione è focalizzato sulla forma con cui si spiega il primo suggerimento che si può dare è: concentrati sul contenuto!
Regola base?
Spiega come se lo dovessi spiegare a tua nonna: non esiste nessun concetto per quanto complesso che non possa essere spiegato con parole semplici, magari facendo un certo numero di premesse e di “giri attorno”.
Se devi per forza utilizzare dei paroloni tecnici significa che alla fin fine non lo sai spiegare. Quindi, se tua nonna capisce significa che va bene.

Non fare orfani

E qua si torna ad alcuni concetti di PNL.
Questa è una regola magica fondamentale. Le persone sono attirate nella loro attenzione da ciò che dici e da come lo dici. La loro attenzione dipende dal loro interesse e dalla tua bravura.
Se non sei bravo a cogliere l’attenzione di tutti, finisce che qualcuno si distrae e perde pezzi del discorso.
Esistono orfani visivi, e orfani sensoriali. Cioè: puoi fare orfani perché guardi solo una parte della sala, e le altre zone abbassano il loro livello di interesse perché si sentono di meno al centro dell’attenzione.
Puoi fare orfani perché utilizzi tantissimo un canale percettivo, e ti dimentichi gli altri.
I canali percettivi sono 3 (quelli principali, quindi significa che ce ne sono altri, di cui vi parleremo più avanti): visivo, auditivo e cinestesico (i cinestesici imparano dalle sensazioni fisiche). Se tu fai una presentazione solo auditiva (parli e basta davanti ad una sala) rischi di perderti per strada tutte le persone che sono visive o cinestesiche.
Una buona presentazione viene accompagnata sicuramente da slide, da video (se può aiutare), e da esercizi pratici dove i protagonisti diventano loro.

Psicologia

Devi avere a che fare con una serie di persone che hanno teste diverse, caratteri diversi, esperienze di vita diverse, modi diversi di vivere le stesse emozioni.
Se uno del pubblico ti pone una domanda che ti mette in imbarazzo, oppure critica direttamente ciò che tu hai appena finito di dire, come devi reagire? Lo zittisci? Gli spieghi meglio? Inizi un dibattito? Gli chiedi di uscire? Coinvolgi le persone nella sala per sapere loro cosa ne pensano? Lo ignori, e svicoli la domanda elegantemente? Gli proponi di chiarirvi meglio in privato?
Cosa rischi? Di iniziare un dibattito infinito? Di spaccare la sala a metà e di non moderare più la situazione? Di vedere che l’intera sala si aizza contro di te? Di perdere l’interesse di metà della sala (si chiama catalizzare: quando dai una risposta molto forte, netta e precisa, magari tenti di zittire l’intervento, al ché chi è d’accordo con te inizia ad amarti, e chi non è d’accordo inizia a considerarti un cretino o uno stronzo)?
Fare dei questionari iniziali per testare gli umori della sala può essere davvero utile per adeguare la tua “psicologia”.

Emozioni

Qui ci sono due cose da dire: devi imparare a gestire le tue emozioni, e devi trasmettere quanta passione provi per quel che stai spiegando.
Devi evitare di arrivare triste, o nervoso davanti alla platea ed evitare di scaricare sulla platea quelle emozioni.
D’altra parte mentre comunichi, comunichi sia le emozioni che il contenuto, e se sei coerente tra i due è più facile che la gente ti segua.

Mi è successo più volte di parlare con una persona che mi spiegava come e perché dovessi prendere la vita più alla leggera e mi dovessi amare molto di più. Me lo raccontava con un tono estremamente leggero, amoroso, rilassato, e sicuro di sé.
Durante la spiegazione, percependo il suo tono, tutto aveva senso. Era ovvio.
Tornato a casa, quando ripensavo alle parole che mi aveva detto, e senza avere il supporto della sua emotività, la mia sensazione era “ma cosa mi ha detto? Quello che ricordo non ha senso!”.

 Faticavo a memorizzare le emozioni legate a quanto fosse stato detto, forse mi concentravo troppo sul contenuto e troppo poco sulle emozioni, o forse ero talmente trasportato dalla mia attenzione per le emozioni che perdevo per strada il senso del contenuto; ma ora vi sto parlando di me e delle mie emozioni, quindi vi lascio e continuo a riflettere 😉

Per un formatore scrivere non è come parlare: ne ho le prove.

Per un formatore scrivere non è come parlare: ne ho le prove.

Nella tua attività di formatore ti capiterà spesso di doverti sedere a scrivere.

Scrivere non è come parlare: lo sai dalla tua infanzia, già prima di cominciare a frequentare la scuola. Sono due esercizi simili, entrambi comunicano un messaggio a un destinatario attraverso l’uso di parole, in un caso scritte nell’altro parlate, ma adottano strumenti differenti. Parlare è più spontaneo, si impara prima nel corso della vita, e oltre ai suoi grandi svantaggi gode di un indubbio vantaggio: l’intonazione della voce, l’uso delle pause, la gesticolazione, l’emozione che traspare dal parlante – per citarne solo alcuni – sono tutti strumenti che aiutano a definire lo scopo, l’importanza e il valore del messaggio stesso, così che l’ascoltatore lo possa interpretare meglio.
Esiste persino un’intera branca della scienza che studia questa materia, il tema è assai complesso, ma qui ci interessa affrontare solo un piccolo, grande problema: come simulare, nello scrivere un testo scritto, gli strumenti così efficaci che l’uso della voce e del corpo ti danno a disposizione quando parli ma ti sono proibiti quando scrivi?

Mentre parlare è un’espressione di vitalità, un testo scritto – per sua natura – appare impersonale, freddo, inanimato, come morto, e quindi tende ad allontanare e intimidire molte persone.

Per introdurre, intanto, le pause e rianimare un pochino il paziente esiste una cosa chiamata punteggiatura: cioè le virgole, i punti fermi, quelli esclamativi eccetera. Sono tutti accorgimenti che svolgono la funzione delle giunture dello scheletro nel corpo del discorso, costituito altrimenti da una sequenza di parole ininterrotta e incalzante. Hai mai fatto la prova, anche per gioco?
Elimina integralmente la punteggiatura da un testo scritto e l’effetto sarà grottesco, distorsivo, quasi ipnotico: dopo qualche riga al massimo ciò che hai davanti perderà la sua identità e diventerà un’unica massa indistinta di lettere separate da spazi, incapace di trasmettere il suo reale significato a chi legge. Una cantilena che non giunge a destinazione e non lascia tracce, per cui il messaggio che volevi comunicare svanisce nel nulla.

Ma la punteggiatura, se sfruttata al meglio, permette di riportare la piena salute al malato, così che possa correre e saltare e vivere a lungo, e soprattutto conquistare il più ambito dei traguardi, quando scrivi: l’autorevolezza.
Sarai autorevole per quello che scriverai, certo! Ma lo sarai anche per come lo scriverai. La punteggiatura, puntando a questo obiettivo, sarà il tuo alleato più formidabile. Ma qui non ci riferiamo al rispetto delle regole della lingua scritta, basilari e irrinunciabili: ci riferiamo a come ti orienterai fra i confini invalicabili posti dalle regole linguistiche, cercando la tua strada nella mappa del testo che stai scrivendo.

Buon viaggio.

L'umanità del semidio, ovvero perché anche i Guru hanno difetti

L'umanità del semidio, ovvero perché anche i Guru hanno difetti

Anche io come te e come ogni persona che si rispetti ho i miei idoli, persone che ammiro, persone che secondo me hanno fatto qualcosa di grande nella loro vita.
Quando ero nell’età in cui ci si forma una lista di eroi personali ero uno sfigatello alla scuola pubblica, e siccome amavo di più le storie che leggevo nei libri di testo che non i rapporti con i miei compagni, i miei eroi sono diventati Newton, Einstein, Gandhi, Abel, Gauss, e compagnia.

La fisica ha sempre regalato storie davvero affascinanti, quasi al limite dei grandi romanzi: litigi, amori, geni che verranno compresi solo decenni dopo, persone dimenticate perché diverse, umorismo, personaggi secondari che scompaiono nel nulla, e così via.

Naturalmente oltre ad avere i propri eroi ognuno ha una classifica di importanza: Superman è figo, sì, ma vuoi mettere batman? Fa le stesse cose ma è solo un terrestre! E poi la kriptonite non gli fa nulla!
Ovviamente anche io ho la mia classifica nell’elenco degli eroi.
Ed essendo che la cima della classifica è occupata dagli dei intramontabili, quasi delle divinità, quelli che vengono dopo saranno tutti semidei.

Addirittura Landau, famoso fisico russo di conclamata genialità, aveva una sua classificazione per i suoi idoli. Classificava la genialità dei fisici del passato in una scala da 0 a 10, dove 10 era “normale cervello un po’ stupido”, e 0,5 era Einstein.

Ti sto raccontando tutto questo aneddoto sia per lasciarmi crogiolare 5 minuti nei ricordi della mia infanzia, sia per arrivare a dimostrarti che questa teoria dei semidei è pericolosa, ed in parte campata in aria.

Perché?

Perché è vero, Einstein era geniale, ma lo sai che ha sacrificato la vita della moglie per poterlo diventare?
Lo sai che lei ha sacrificato la sua vita accademica per poter permettere a lui di poterne avere una?
Lo sai che si dice addirittura che le idee di base della relatività ristretta, lo “stare a cavalcioni dell’onda luminosa” fossero venute a lei, e non a lui?

Lo sai che Churchill, – uomo cardine dell’Inghilterra degli anni ’40, che diede coraggio ad una Londra bombardata dai nazisti – fu un padre pessimo che portò almeno una figlia al suicidio per barbiturici?
In più passò quasi tutta la sua vita a dover convivere con la depressione.

Perché ti racconto questi gossip da bar?
Perché ci sono persone che traggono forza dall’esempio dei propri eroi, dei propri semidei, pur rimanendo consapevoli della loro umanità.
Ci sono altre persone, come per esempio io, che tendono a venirne schiacciati.
Abbiamo così tanta voglia di copiare il semidio, di emularlo, che ci dimentichiamo degli aspetti negativi della loro vita, e quindi pretendiamo da noi stessi una perfezione che non è umana.

Questo vale anche per quelli che seguono i guru della formazione.
Personaggi che creano una vasta schiera di fan creandosi un’immagine di perfezione.

Se tu fossi un formatore che tipo di immagine di te vorresti creare?

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