Per un formatore scrivere non è come parlare: ne ho le prove.

Per un formatore scrivere non è come parlare: ne ho le prove.

Nella tua attività di formatore ti capiterà spesso di doverti sedere a scrivere.

Scrivere non è come parlare: lo sai dalla tua infanzia, già prima di cominciare a frequentare la scuola. Sono due esercizi simili, entrambi comunicano un messaggio a un destinatario attraverso l’uso di parole, in un caso scritte nell’altro parlate, ma adottano strumenti differenti. Parlare è più spontaneo, si impara prima nel corso della vita, e oltre ai suoi grandi svantaggi gode di un indubbio vantaggio: l’intonazione della voce, l’uso delle pause, la gesticolazione, l’emozione che traspare dal parlante – per citarne solo alcuni – sono tutti strumenti che aiutano a definire lo scopo, l’importanza e il valore del messaggio stesso, così che l’ascoltatore lo possa interpretare meglio.
Esiste persino un’intera branca della scienza che studia questa materia, il tema è assai complesso, ma qui ci interessa affrontare solo un piccolo, grande problema: come simulare, nello scrivere un testo scritto, gli strumenti così efficaci che l’uso della voce e del corpo ti danno a disposizione quando parli ma ti sono proibiti quando scrivi?

Mentre parlare è un’espressione di vitalità, un testo scritto – per sua natura – appare impersonale, freddo, inanimato, come morto, e quindi tende ad allontanare e intimidire molte persone.

Per introdurre, intanto, le pause e rianimare un pochino il paziente esiste una cosa chiamata punteggiatura: cioè le virgole, i punti fermi, quelli esclamativi eccetera. Sono tutti accorgimenti che svolgono la funzione delle giunture dello scheletro nel corpo del discorso, costituito altrimenti da una sequenza di parole ininterrotta e incalzante. Hai mai fatto la prova, anche per gioco?
Elimina integralmente la punteggiatura da un testo scritto e l’effetto sarà grottesco, distorsivo, quasi ipnotico: dopo qualche riga al massimo ciò che hai davanti perderà la sua identità e diventerà un’unica massa indistinta di lettere separate da spazi, incapace di trasmettere il suo reale significato a chi legge. Una cantilena che non giunge a destinazione e non lascia tracce, per cui il messaggio che volevi comunicare svanisce nel nulla.

Ma la punteggiatura, se sfruttata al meglio, permette di riportare la piena salute al malato, così che possa correre e saltare e vivere a lungo, e soprattutto conquistare il più ambito dei traguardi, quando scrivi: l’autorevolezza.
Sarai autorevole per quello che scriverai, certo! Ma lo sarai anche per come lo scriverai. La punteggiatura, puntando a questo obiettivo, sarà il tuo alleato più formidabile. Ma qui non ci riferiamo al rispetto delle regole della lingua scritta, basilari e irrinunciabili: ci riferiamo a come ti orienterai fra i confini invalicabili posti dalle regole linguistiche, cercando la tua strada nella mappa del testo che stai scrivendo.

Buon viaggio.

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